Mio padre aveva due barche da lavoro, doverosamente a remi.
La più grande era un topo, la più piccola un sandalo. Per la notte famosissima la più grande la teneva per sé.
Pulizia generale nel pomeriggio, la barca era sporca di calcina e di marmo. Mio padre faceva il terrazzaio.
Anche se di origine friulana, per noi il Redentore era il Redentore, la festa per eccellenza dove anche i ragazzi e soprattutto le ragazze potevano stare fuori di notte. Non dico che tutto era permesso, ma quasi.
io padre andava in un giardino vicino a prendere le frasche. Troppo importanti per l'addobbo. Era bello vedere gli adulti tornare bambini. Dopo le frasche, i ''baloni'' colorati. Il massimo dell'esotismo.
Ero orgoglioso di Venezia, del magico Oriente, di Marco Polo, dei fratelli Zen, dei Caboto. All'imbrunire il rito delle ''mastelle'' cariche di ghiaccio.
Arrivava ''l'omo del giasso'' con una carretta di legno coperta da sacchi di juta. Il ghiaccio serviva per tenere in fresca le bibite, la birra, il vino. E 'co fa scuro', la liturgia delle candele. Si accendevano con cautela. Il vento era la mia ossessione.
Ho dei ricordi tremendi dei ''baloni'' del Redentore in fiamme. Pensavo potessero distruggere la barca. Tutti in acqua e io non sapevo nuotare.