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sabato 31 luglio 2010 english version   |    carnet di viaggio   |    utenti reg.   |    scrivici   |    home
Villa Nazionale Pisani
Imponente, monumentale costruzione, Villa Pisani, può essere annoverata senza dubbio come la regina delle ville della riviera; essa rappresenta l'apice dell'architettura settecentesca nella quale il fasto del barocco si coniuga
VILLA NAZIONALE PISANI
Via Doge Pisani, 7
30039 Stra (Ve)
Tel. 049502270 (biglietteria e bookshop), 049502074 (portineria)
Orario da aprile a settembre: 9.00-19.00, chiuso lun. - Orario da ottobre a marzo: 9.00-16.00 chiuso il lunedì
all'armonia della classicità al pari delle grandi regge europee come Versailles o Caserta. La costruzione del corpo centrale ebbe inizio nel 1720 su progetto di Gerolamo Frigimelica e su commissione dei nobili Alvise e Almorò Pisani. Alla morte del Frigimelica, il compito di
edificare il grandioso complesso fu affidato a Francesco Maria Preti, giovane architetto al quale si deve la veste attuale della villa. All'interno, la maggior parte delle 114 stanze, nelle quali si conserva l'arredamento originario, è riccamente decorata con statue, stucchi ed affreschi commissionati ai grandi maestri dell'epoca come: Fabio Canal, Jacopo Guarana, Jacopo Amigoni, Andrea Urbani, Andrea Brustolon, Andrea Celesti, Gaspare Diziani e molti altri. Troneggia su tutti il nome di Gian Battista Tiepolo che , nel salone da ballo, tra il 1760 ed il 1762 realizzò, assieme al quadraturista Giovanni Mengozzi Colonna, suo insostituibile collaboratore, uno dei capolavori del Settecento veneziano, la Gloria della Famiglia Pisani. L'immenso parco costituisce un mondo autonomo caratterizzato da gruppi scultorei e numerose, suggestive costruzioni: la caffé-house, l'esedra, la collinetta archeologica, la ghiacciaia, la limonaia e le scuderie che doppiano simmetricamente il corpo centrale. La villa nella sua lunga storia ha ospitato personaggi storici molto noti, da Napoleone, che ne divenne proprietario nel 1807 a Mussolini e Hitler che qui si incontrarono per la prima volta nel 1934. Qui Gabriele D'Annunzio si ispirò per la scena del labirinto descritta nel suo romanzo Il Fuoco.