Ad affascinarmi era soprattutto il gioco iridescente che, provocato da un qualsiasi intervento di luce e di movimento, tremula come un alito timido e delicato anche sulla minima increspatura dell'acqua.
Innumerevoli volte ho spiato quel pizzo repentino. Una volta fu lento il passaggio di una nave da carico appena dipinta di rosso cinabro a procurarmi un piacere del tutto particolare. Quel rosso penetrante si impose quasi con prepotenza alla superficie di solito tanto avara di riflessi e strappò alle onde un riverbero puro e nitido, unica tonalità decisa e sgargiante nell'armonia di sfumati, perlacei colori azzurri e verdognoli'.
Così scriveva Hermann Hesse nel suo 'Viaggio in Italia', emozionato per aver passato una settimana dividendo barca, cibo e giaciglio con un pescatore che lo aveva portato a zonzo per la laguna.
I colori: quelli lo avevano stregato. L'arancio ruggine di certe vele, il giallo smorto delle canne piegate dal vento, il grigio perla delle valli da pesca, il porpora incandescente di certi barchini, il bianco trasparente delle reti a bilancia sospese sui canali. Ed è tutto lì, alle spalle del Cavallino: un mondo rimasto miracolosamente intatto, simile a quello che nel sesto secolo d.C. accolse gli abitanti di Aquileia i quali, in fuga da Attila e dagli Unni, avrebbero fondato Venezia.