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Il tema della Resurrezione nelle chiese di Venezia

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Nelle chiese di Venezia, il tema pasquale per eccellenza, cioè la Resurrezione di Cristo, è meno presente di altri episodi della Settimana Santa, come l'Ultima Cena e la Crocifissione, ma certo i sei capolavori che vi proponiamo portano le firme di alcuni tra i più grandi artisti del 'secolo d'oro'.
L'itinerario può cominciare dall'isola della Giudecca, nel cui Tempio del Redentore Francesco Bassano (1549-1592) ha lasciato un'opera animata e ricca di giochi di luce, anche se meno nota della vicina Natività anticipatrice delle statuine del presepio. Marginale, dalle parti dell'Arsenale, è anche la chiesa di San Francesco della Vigna, che custodisce una Resurrezione del Veronese, di splendida luminosità. Segnaliamo che, nella stessa chiesa, c'è un Cristo risorto forse iniziato dal Giorgione. È in zona centrale, a Rialto, invece, la Resurrezione con i santi Cassiano e Cecilia, nella chiesa di San Cassiano, intensa opera di Jacopo Tintoretto(1518-1594): ma lo sguardo del visitatore viene subito attratto dalla vicina Crocifissione dello stesso artista, opera grandiosa per drammaticità. Dei grandi del Cinquecento, non c'è Tiziano nel nostro elenco: ma c'è, forse, la sua ideazione nell'abbinamento Risurrezione-Trasfigurazione, sullo sfondo di un paesaggio bucolico, dipinto da suo fratello Francesco Vecellio (1475-1560) a San Salvador, a metà strada tra Rialto e San Marco (di Tiziano, nella stessa chiesa, c'è la strepitosa Annunciazione). A pochi passi da San Marco, nella chiesa di San Zulian, si trova, infine, una trionfale raffigurazione del Cristo che risorge, di Jacopo Palma il Giovane (1544-1628). L'itinerario non può che concludersi in San Marco: nell'arcone centrale della Basilica, la Resurrezione è raffigurata secondo l'iconografia orientale, la quale ignora il Cristo che esce dalla tomba, e, fedele al racconto evangelico, evidenzia l'angelo dalle ali multicolori che indica alle donne il sepolcro vuoto. Pur immersi nella tradizione bizantina, gli ignoti mosaicisti del tredicesimo secolo precorrono in questa scena i fremiti innovativi del romanico, donandoci immagini di grande intensità emotiva.