• foto
  • foto
  • foto
  • foto
  • foto

Benvenuto!

 
 
 

Vedi tutti gli eventi di oggi

 
 

Jesolo: tra fiume e laguna jesolana

itinerari

Facebook

L'immagine di Jesolo paese sospesa tra fiume e campagna non rende giustizia di un assetto geografico territoriale che vede la Laguna di Venezia, con la propria appendice settentrionale, contribuire in modo determinante alla fisionomia dello stesso territorio jesolano.
La gronda lagunare nord, con le grandi valli da pesca, costituiscono infatti l' 'altra metà' di una Jesolo storicamente legata a Venezia dal cordone ombelicale della Litoranea Veneta, o meglio del primo tratto di questa fondamentale via fluviale.
L'itinerario 'tra fiume e laguna' adatto soprattutto ai cultori della mountainbike (ma non solo a questi) conduce alla scoperta delle connessioni geografiche e delle relazioni uomo-laguna che ancora distinguono la realtà jesolana.
Paesaggi, architetture, toponimi, presenze floro-faunistiche costituiranno i motivi di interesse di questa passeggiata nel salmastro della laguna marginale.


Percorso:
Jesolo Paese, I Salsi, Torre Caligo, Via Lio Mazor, Codetta e ritorno
Partenza: Piazza Matteotti, Jesolo Paese
Lunghezza: 14,5 km
Tempo: 1h e 45'
Note: il mezzo consigliato per le escursioni è la mountainbike


Da Piazza Matteotti, a Jesolo paese, si attraversa il ponte girevole e si prende a destra imboccando via Salsi.
La piccola strada asfaltata percorre l'argine di destra idrografica del Sile-Piave Vecchia ed è intitolata al toponimo 'I Salsi', con cui viene indicata l'esile fascia di territorio racchiusa tra fiume e laguna nord e perennemente soggetta ai venti ed alle infiltrazioni di acque salmastre.
Si costeggia brevemente il paesaggio suburbano di Jesolo, fino a sottopassare il nuovo ponte che scavalca il fiume. Si prosegue quindi attraverso un paesaggio agrofluviale si succedono, sulla destra una grande bilancia, sipari di canna e colori riflessi; sulla sinistra modeste abitazioni ed appezzamenti a coltura.
Verso sud-ovest, oltre la fascia dei coltivi, si scorge la linea azzurra degli orizzonti d'acqua di Valle Dragojesolo, circondati da barriere di tamerici e sorvolati da germani, gabbiani reali ed aironi.

Superato l'impianto di potabilizzazione di Torre Caligo l'ambiente diviene più solitario. Nel fiume le coppie di cigni si contendono territori dai confini invisibili con minacciose parate rituali, mentre le gallinelle d'acqua, le folaghe e nell'inverno, i tuffetti, si affollano in pastura sui banchi di vegetazione galleggiante.


Ancora poche centinaia di metri e si raggiungono i ruderi in sasso di un antico edificio. Si tratta della medioevale Torre del Caligo, edificio militare eretto dalla Serenissima sul punto in cui l'alveo del Canale Caligo si dirama dal Sile-Piave Vecchia, orientandosi verso Lio Mazor.
La necessità di proteggere militarmente questo 'crocevia fluviale' deriva dall'importanza vitale propria dello stesso Canale Caligo, che sulla costituiva nei secoli precedenti il declino e l'abbandono di Lio Mazor (1400) la via d'acqua che collegava la laguna di Venezia al Piave ed ai suoi territori montani, nonché alla Litoranea Veneta.

Lungo quello che oggi appare come un piccolo alveo agrario transitavano nel Medioevo le zattere con i legni cadorini diretti all'Arsenale della Serenissima. Presso i ruderi della torre si svolta a sinistra imboccando una stradina rurale bianca (via Lio Maggiore), che costeggia l'antico ed esile alveo del Caligo percorso da limpide correnti di acque sorgive.

Il paesaggio diviene desolato e suggestivo e la linea verde del corso d'acqua, affiancata dalla fascia candida della rotabile si perdono entro spazi piatti e solitari. Si superano alcune case mezzadrili in abbandono, quindi i cancelli che, sulla sinistra, chiudono lo stradone di accesso alla 'Ghisa', la casa di caccia di Valle Dragojesolo. Nel Canale Caligo le tartarughe palustri prendono il sole sui grovigli di canne prostrate sull' acqua, mentre gli aironi rossi sostano immobili lungo le rive.


Il tratto che segue è indubbiamente il più pittoresco e affascinante.
La stradina costeggia ancora il piccolo corso del Caligo, ma la fascia territoriale su cui essa si snoda si assottiglia sempre più e intorno si allargano orizzonti d'acqua e di barena. Ci si avvicina alla località Codetta, in cui l'esile fascia di terra emersa separa le Valli Grassabò (a nord) e Fosse (a sud-est).

La presenza dell'avifauna diviene una componente importante del paesaggio: garzette candide che danzano negli specchi d'acqua bassa inseguendo piccoli crostacei, onnipresenti gabbiani reali dall'elegante livrea, germani reali e, nell'autunno inverno, moriglioni, alzavole e codoni che intrecciano rapidi voli in formazione. Giunti al cancello di Valle Grassabò la stradina piega a sinistra e prosegue su un esiguo argine sospeso sull'acqua.
Si percorre così il tratto conclusivo, ammirando paesaggi d'acqua che riflettono il cielo ed ascoltando le cento voci della laguna.

Al successivo cancello, dove la strada piega verso destra, l'escursione è da ritenersi conclusa, ma non mancheranno certo nuovi incontri e nuove stupende immagini sulla via del ritorno.

 

Crediti e Bibliografia: Quanto riportato su questa pagina (testi) è estratto, per gentile concessione dell'editore, dalla guida 'JESOLO ERACLEA...in bici tra bonifiche e laguna' - autore Michele Zanetti - della serie Guide PEDALAFACILE pubblicato dalla Casa Editrice ACHAB snc
di Mogno Michele & C., via E. Ferrari, 15 30037 - Scorzè - VE
tel. +39 041 5845003
fax +39 041 5845007