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Itinerario Ceggia. I segni delle epoche

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All'inizio di via Roma, per chi venga da San Donà, si presenta sulla sinistra la Chiesa parrocchiale di San Vitale.

La prima notizia di una cappella, dedicata al Santo risale al 1334. Un piccolo edificio in cattivo stato di conservazione è attestato anche nel 1474.

Della chiesa cinquecentesca, detta parrocchia nel 1506, si sa che aveva il SS. Sacramento ed il fonte battesimale. L'attuale, in forme neoclassiche, risale alla fine del secolo XVIII.

In origine ad una sola navata con cinque altari di marmo e coro posto a fianco del campanile, venne in seguito (1871-1873) profondamente alterata.
Allungato l'edifico, venne stravolto l'orientamento canonico est-ovest: l'abside, demolita, fu sostituita da una facciata addossata al campanile e fu costruito il nuovo coro.

Nel 1906 vennero aggiunte le navatelle laterali, mentre l'abside, distrutta durante la guerra 1915-1918, fu ricostruita nel 1921.
All'esterno, sulla parete meridionale, sono infissi artificiosamente accostati a formare un unico fregio, due rilievi marmorei (sec. VII-VIII), forse frammenti di plutei o di sarcofagi provenienti da Cittanova (Eraclea): sulla sinistra un Cervo che si abbevera alla fonte, sulla destra Rosoni alternati a palmette.

 All'interno: notevole, sul soffitto della navata maggiore, il grande affresco raffigurante il Martirio e gloria di San Vitale attribuito a Giovan Battista Canal (1745-1825). Nonostante il restauro (1983-1985) il godimento del dipinto, pregevole opera di scuola tiepolesca della fine del sec. XVIII, è stato irrimediabilmente compromesso dall'intervento ottocentesco, che variando l'orientamento della chiesa, ha fatto sì che esso risulti leggibile, non già dirigendosi verso l'altare, ma solo nella direzione opposta.

Verso l'altare l'affresco dell'Immacolata, opera di Giacomo Casa (1835-1887). Sulla parete del coro, a sinistra una grande Deposizione di Paolo de Lorenzi (1733-1806). Il pendant, raffigurante la Natività, del medesimo autore, fu trafugato dagli austriaci (1918), insieme ai candelieri, ai paramenti, all'organo e a tutte le altre pale, compresa quella tardosettecentesca dell'altar maggiore, un San Vitale di Alessandro Toniolo.

 

Usciti di chiesa, si prosegue lungo via Roma verso il centro. Sulla destra per via si giunge al ponte pedonale sul Piavon.
Al di là del canale una lapide del 1727 (leggasi ZOOM in fondo alla pagina), affissa su un'antica casa, indica i pedaggi della dogana fluviale.

Al centro dell'abitato, invece, la cinquecentesca Villa Bragadin, Lavena-Trever ora Sartorello. Nel parco si trova una vera da pozzo tardo-rinascimentale, datata 1591.

Dalla strada che conduce a Cessalto si raggiunge invece l'oratorio Bragadin, ricostruito nel 1795, come attesta una lapide in facciata. All'interno soffitto e abside con affreschi della fine del sec. XVIII. Una tradizione non accreditata vuole che in un sarcofago di pietra ivi custodito sia la tomba di Marcantonio Bragadin (1523-1571), governatore di Cipro ucciso dai Turchi dopo la strenua difesa di Famagosta.

Proseguendo verso Cessalto, sul portale dell'edificio accanto al bar al Gambaro è infisso un rilievo della Madonna col Bambino.

In località Pra' d'Arca, al centro della facciata fronte strada di un'antica casa colonica, interessante affresco di grandi dimensioni, purtroppo poco leggibile. Tradizionalmente noto come Il Padre Eterno, presenta nella zona superiore un grande stemma gentilizio e al di sotto Dio padre, la Vergine col Bambino e un Angelo.

Nella moderna chiesa di Gaianiga: l'Annunciazione attribuita ad Andrea Celesti (?), dono dei fedeli.

A Riva Zancana sono visibili i resti dei piloni e delle due testate in arenaria di un ponte romano sull'antico corso del Canalat-Piavon, scoperti nel 1949. Questo serviva la via Annia, il cui tracciato è ancora visibile dalle fotografie aeree nel tratto dal torrente Grassaga a Pra' di Levada.

 

In località Pra' di Levada, sulla destra della strada che da Ceggia porta a Torre di Mosto, sorge Villa Franchin (seconda metà sec. XVII), in origine proprietà del monastero agostiniano delle suore di Santa Maria degli Angeli di Murano, che già nel sec. XIII avrebbero avuto in dono dai Da Camino delle terre in quella zona. Dopo la soppressione del monastero di Murano (1810) la proprietà ed il complesso edilizio furono acquistati da privati.

Sulla strada prospetta anche l'Oratorio di Prà Levada, con timpano e campaniletto, dedicato alla Beata Vergine del Rosario (detto anche di Santa Maria degli Angeli o dell'Annunziata).
Quest'ultimo fu edificato nel 1668, quand'era badessa Degnamerita Marcello, e ricostruito da Sante Giacomelli nel 1853, come attestano le iscrizioni poste sulla sinistra della porta d'ingresso. All'interno piccolo altare in cotto con una tela della Madonna con il Bambino.

 

ZOOM :
LA LASTRA DAZIARIA
Su una casa di via Piavon un'interessante lastra riporta le tariffe del 'passo de Ceggia' in vigore nel 1728:
- per ogni pedone 7 soldi, piccoli 6
- per ogni huomo a cavallo 2 soldi
- per ogni carozza 6 soldi
- per ogni sedia 4 soldi
- per ogni carro 6 soldi
- per animali piccoli minuti al cento I soldo, piccoli IO.
La lastra testimonia l'intenso utilizzo che un tempo conosceva questa via d'acqua collegata attraverso il Brian alla Laguna di Caorle e, in direzione opposta, tramite il Livenza all'entroterra friulano

Crediti e Bibliografia: Il testo è tratto dal Libro curato dalla Provincia di Venezia 'Itinerari culturali nel Veneziano - Dal Sile al Tagliamento' - editori Corbo e Fiore di Venezia

Tappe dell'itinerario